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La scuola vi ascolta. La mia porta è sempre aperta

today22 Ottobre 2026 87 12 5

Sfondo

La risposta della Dirigente scolastica Luisa Patrizia Milo alla lettera aperta di Sofia Incoronato https://seraoalive.it/2026/10/22/ci-chiamate-futuro-ma-ci-state-rubando-il-presente/

Alle Studentesse e agli Studenti
Alle loro Famiglie

Riscontro alla lettera di Sofia

Cara Sofia,
e a tutti voi, care Studentesse e cari Studenti,

ho letto con profonda attenzione ed emozione la tua lettera. È un testo vivo, intenso, che restituisce la voce e la passione con cui voi ragazzi vivete la scuola e il vostro presente. Per questo desidero risponderti direttamente, non con le formule burocratiche del ruolo che ricopro, ma con la responsabilità pedagogica e umana di chi ha la tutela della vostra crescita.

La prima cosa che ci tengo a dirti è che la scuola vi ascolta. Vi ascolta anche quando non condivide le forme o i tempi del vostro dissenso; vi ascolta nel silenzio delle aule, nelle domande non fatte, nei momenti di smarrimento e nei successi quotidiani.

Hai ragione su un punto fondamentale: non siete numeri su un registro, né comparse del vostro tempo. Siete persone in divenire. Proprio per questo, ridurre il vostro pensiero ad un banale «non hanno voglia di studiare» sarebbe un errore superficiale in cui questo Istituto non vuole cadere. Riconosciamo il valore del farvi domande e del voler essere cittadini attivi del presente.

Tuttavia, proprio perché vi riconosciamo questa maturità, sento il dovere di condividere con voi una riflessione sincera su cosa significhi, per noi adulti della scuola, ascoltarvi, guidarvi e proteggervi:

1. Non è sempre vero che gli adulti non condividono la vostra passione.

Proprio durante la manifestazione di oggi, 22 ottobre 2026, ho avuto modo di osservarvi da vicino. Ho apprezzato sinceramente il vostro entusiasmo nel gridare le vostre posizioni, ma soprattutto mi ha colpito la bellezza della vostra compostezza e il vostro modo di fare gruppo. In quei momenti si è vista tutta la forza pulita della vostra età. Poi, purtroppo, lo scoppio improvviso di un petardo — segnale di una violenza inutile e pericolosa — ha messo a rischio la vostra incolumità e ha spezzato l’incantesimo di una manifestazione che fino a quel momento era stata pacifica e rispettosa.

2. La responsabilità verso chi vi ama e verso le vostre famiglie.

In quell’istante, di fronte a quel pericolo, il mio primo pensiero è andato subito alle vostre famiglie. Ho pensato ai vostri padri e alle vostre madri che, impegnati al lavoro o nelle loro occupazioni quotidiane, erano del tutto ignari di ciò che stava accadendo in strada. Nessuna vostra azione o scelta avviene in un vuoto isolato: dietro ogni vostra manifestazione c’è una responsabilità — emotiva, legale e morale — che coinvolge i vostri genitori e chi vi vuole bene. Essere grandi significa anche comprendere che le proprie azioni e i contesti in cui ci si espone si riflettono su chi, ogni giorno, fa sacrifici per proteggervi.

3. La presenza quotidiana e faticosa della scuola.

Il lavoro di questa scuola — fatto dai docenti, dal personale e dalla dirigenza — è un impegno silenzioso, costante e faticoso. È uno sforzo quotidiano per accompagnare la vostra crescita, contenere le ansie di una generazione che si trova ad affrontare tante incertezze e offrirvi un luogo sicuro contro la solitudine adolescenziale. La scuola c’è e lavora per voi e con le vostre famiglie ogni singolo giorno, anche quando le risposte ai problemi complessi del nostro tempo non possono essere immediate.

4. Cura, sicurezza e protezione dei vostri bisogni.

Se il vostro bisogno primario è essere compresi e guidati nel presente, il nostro dovere prioritario resta la garanzia della vostra tutela, della vostra incolumità e del vostro diritto all’istruzione. Quando vi invitiamo alla prudenza o a rientrare in classe, non è per soffocare le vostre idee, ma perché crediamo fermamente che lo studio e la presenza siano gli strumenti di emancipazione e crescita più forti e sicuri di cui disponete. Non vogliamo rubarvi il presente, né chiedervi di «stare zitti e aspettare». Vogliamo però invitarvi a costruire un canale di confronto che non vi esponga a rischi inutili, trasformando la protesta in tavoli di dialogo reali, assemblee partecipate e proposte concrete all’interno della nostra comunità scolastica.

Portate queste vostre domande dentro la scuola: portatele nelle aule, usate i rappresentanti di classe e d’istituto per costruire percorsi condivisi. Noi, insieme alle vostre famiglie, siamo qui pronti ad accogliervi, a discutere con voi e a camminare al vostro fianco, con la fermezza di chi guida e la cura affettiva di chi vi ha a cuore.

La mia porta è sempre aperta, anche nel caso dei no che pronuncio per invitarvi a riflettere e a non reiterare azioni che arrecano danno prima di tutto a voi.

Un caro saluto.

Prof.ssa Luisa Patrizia Milo
Dirigente scolastica dell’Istituto di Istruzione Superiore Matilde Serao

Scritto da: profdovidio

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